Non c’è estate senza valzer delle panchine. Uno dei protagonisti annunciati è Andoni Iraola; giovane allenatore basco rivelazione della Premier League. Il Milan osserva
Altro anno, altra rivoluzione in casa Milan. Dopo la fallimentare stagione targata Cardinale-Furlani e (solo dopo in termini di colpe) Allegri e Tare, si cerca il cambiamento. Stavolta pare non si scherzi, già con i colori rossoneri è stato fatto abbastanza. Ibrahimovic prende piene redini e con Gerry Cardinale vogliono azzerare i conti. A quanto pare un solo nome per il post Allegri: Andoni Iraola. Un rischio (tutti sperano ben calcolato) che per ora è in cima alla lista dei desideri.
I rossoneri non sono i soli a inseguire il 43enne rivelazione dell’ultimo campionato inglese. Alla guida del Bournemouth ha sfiorato la qualificazione in Champions League. Tre i punti che l’hanno separato dal Liverpool quinto. La concorrenza è tanta e la domanda sorge spontanea: Perché?
Il giocatore
Innanzitutto, parlare di Iraola vuol dire parlare di attaccamento. Nato ad Usurbil nella comunità autonoma dei paesi Baschi. Partito dal Baskonia, seconda squadra riserve del Bilbao e passato all’Athletic Bilbao B, seconda squadra di Bilbao. Una vita con e per i baschi che l’ha portato a collezionare 510 presenze con l’Atheltic Bilbao, diventando il quarto giocatore più presente della loro storia.
Da giocatore, terzino di spinta in grado di coprire tutta la fascia destra. Ha fatto della resistenza fisica e dei cross il suo marchio di fabbrica. Solo in una delle sue dodici stagioni coi Leones non ha segnato, risultando anche un discreto marcatore. Insomma. è stato promotore di una notevole “asfissia” per i suoi avversari.
L’allenatore
Pressione che a quanto pare porta sul campo. Da allenatore difesa a quattro, spinta sulle fasce (chi meglio di lui può insegnarlo?) e tanta pressione. Non lavora però solo su quella a uomo, infatti cerca di improntare il tipo di pressione a seconda dell’avversario. Ecco, un allenatore che sa adattarsi a chi affronta. In Inghilterra col Bournemouth e in Spagna col Rayo Vallecano sempre un 4-2-3-1 con esterni di spinta e un misto tra giovani ed esperienza.
Guardando le sue stagioni in panchina tra l’altro c’è un dato intrigante: si va in crescendo. Iraola ha riportato il Rayo in Prima divisione spagnola, poi un 12° posto e un 11°. Nel 2022/23 ha preso il Bournemouth neo promosso e l’ha riportato 12° prima di fare in due anni un 9° posto e infine il 6° valso l’Europa. Costanza, ma tanto lavoro.

Il DS Tiago Pinto ha detto: “Noi abbiamo fatto il mercato, ma senza Iraola non saremmo arrivati all’obiettivo. Tanto culto del lavoro e tanta umiltà”. Lavoro pare essere la parola chiave. Un allenatore che quindi va seguito e, nei casi di burrasca protetto. Ma ha dimostrato di saper restituire. Il Milan, nello stato attuale di disperazione, sembra portato alla strada della scommessa che in passato con altri allenatori e altre squadre ha funzionato. Vedi un Napoli con Sarri dall’Empoli, un Allegri nello stesso Milan post Cagliari o il più recente Chivu con l’Inter. Non va negato: si trattava di squadre e società più in salute, ma la scommessa se ben pensata, può portare bene.
C’è dell’altro
Guardando alla sua esperienza più recente, la crescita è netta. Battere l’Arsenal campione e pareggiare col City di Guardiola non è cosa da poco. Il Bournemouth ha saputo stupire per attitudine e un gioco sicuramente rapido. La riaggressione veloce dopo aver perso palla è uno dei suoi punti cardine: nei primi 11 match di Premier League la PPDA (Passing in defensive action) è stata inferiore a 10 nell’80% dei casi. Cosa significa? Come detto sopra, asfissia e poco respiro per gli avversari quando le Cherries difendevano.
I suoi rossoneri sono stati un misto a livello anagrafico: affidarsi a giocatori grintosi e d’esperienza come Christie o Senesi, sapendo valorizzare giovani di talento come Rayan e Scott. Un 11 capace di tenere una media di quasi 2 gol a partita, anche abbastanza sfortunato con 18 pali e traverse in stagione. Tradotto: si è prodotto tanto, non sempre capitalizzando. Il possesso palla è del 50% netto: Iraola non ama molto avere la palla trai piedi, piuttosto bisogna saperla gestire e ottimizzare i minuti in cui la si possiede.
La difesa incuriosisce: Sono comunque 11 le porte inviolate nell’ultima stagione, non scendendo mai sotto le 9 in tutte le sue stagioni inglesi. Sono 18 gli errori che hanno portato il tiro, sintomo forse di troppa fretta lì dietro, ma pochi (solo tre) quelli che hanno poi portato all’epilogo drammatico del gol
Insomma: Iraola è un tecnico che pare poter fare la fortuna di chi ci scommetterà. Al momento è una corsa a due col Crystal Palace. L’allenatore e leggenda dei paesi baschi può essere vento fresco e un punto di ripartenza, ma solo con la pazienza di chi ha progetto e volontà di costruirci qualcosa. Il Milan in questo momento rimane il tigurio delle ultime stagioni. Eppure, in una situazione da si salvi chi può, una scommessa può restituire (se ben curata e ponderata) quella dose di coraggio e competenza che serve all’intero alto palazzo.
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